Come viene prodotto tradizionalmente l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP







L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è un prodotto artigianale frutto di una tradizione antica.  Si ottiene da mosti d’uva, proveniente esclusivamente da vitigni di Lambrusco, Sangiovese, Trebbiano, Albana, Ancellotta, Fortana e Montuni, parzialmente fermentati, cotti e concentrati. La produzione di questo Aceto Balsamico segue delle procedure ben definite che devono essere eseguite con estrema precisione. Le tre fasi comprendono la raccolta dell’uva, la pigiatura e la cottura del mosto, e infine l’imbottigliamento.

RACCOLTA DELL’UVA

Naturalmente l’Aceto Balsamico Tradizionale DOP, per essere tale, viene prodotto soprattutto utilizzando l’uva dei vigneti DOC della Provincia di Modena. Esiste un vero e proprio disciplinare sulla produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e stabilisce che le uve devono assicurare al mosto un titolo di almeno 15 gradi saccarometrici e che la produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata non deve superare i 160 quintali.

PIGIATURA E COTTURA

La cottura è una fase molto importante nella produzione del Tradizionale DOP. Questa avviene quasi in contemporanea alla pigiatura dell’uva, in modo tale che il mosto non inizi a fermentare, separandolo dalle vinacce.

La cottura, o “cotta” nel gergo delle acetaie, avviene a pressione naturale e a fuoco diretto a una temperatura di almeno 30°C. Trattando il mosto per circa 12-24 ore si riduce di circa due terzi la massa dello stesso. Grazie alla cottura, cede una certa quantità di acqua e viene devitalizzata la sua carica microbica, perdendo la sua naturale tendenza a trasformarsi in vino.

acetaia marchi

ACETIFICAZIONE, AFFINAMENTO E INVECCHIAMENTO

L’elaborazione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP avviene con il classico metodo di acetificazione mediate l’impiego di colonie batteriche selezionate oppure lenta in superficie o lenta “a truciolo”. L’ultima e una delle più importanti fasi di produzione sarà quella dell’affinamento: sia quest’ultima che la prima, si svolgono all’interno di botticelle di legno pregiato, quali rovere, castagno, quercia, gelso e ginepro.

Per potersi pregiare della denominazione DOP, l’invecchiamento non potrà essere inferire a 12 anni. Mentre nel caso si tratti di un prodotto IGP sono permessi anche solo 60 giorni di invecchiamento.

La fase di affinamento e invecchiamento avvengono tradizionalmente nel sottotetto dell’acetaia in botti piccole, là dove le attività microbiche gradualmente si esauriscono. Il disciplinare vieta in modo esplicito l’uso di qualunque additivo; l’unico innesto ammesso è quello delle colonie batteriche, note anche con il nome di “madre”.

Il prodotto invecchia in batterie di botti composte solitamente da 5 o 6 botticelle, di diversi legni e dimensioni, dalla più grande di circa 60 litri alla più piccola di circa 10.

Ogni anno viene fatto il famoso travaso dalla botte più grande alla botte più piccola: si preleva una percentuale di prodotto dalla botticella più piccola (e più invecchiata) per poterlo imbottigliare. Questa botticella non viene mai svuotata completamente, e viene in seguito riempita con l’Aceto della seconda botte. La quantità prelevata dalla seconda botte viene sostituita con Aceto prelevato dalla terza botte, e così via fino a riempire l’ultima botte (la più giovane) con Aceto proveniente dalla botte madre.

Queste operazioni richiedono competenza ed oculatezza nel rispetto dello stato evolutivo del prodotto, per assicurarne l’ottimale sviluppo nei “secoli” a venire.

CARATTERISTICHE

Non tutti gli Aceti Balsamici possono fregiarsi della denominazione DOP. Per rientrare nella categoria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, il prodotto finale dovrà avere un certo colore, un bouquet caratteristico, una certa densità e un certo sapore tipico. Saranno i maestri assaggiatori ad appurare che abbia tutte queste caratteristiche.